Grafologia. 3 Segreti per analizzare la tua scrittura e quella degli altri.

Grafologia.
Molte persone mi chiedono spesso, che cosa sia la grafologia e come sia possibile analizzare il nostro carattere dalla nostra scrittura.

Ciascuno di noi ha una sua calligrafia che è unica e irripetibile. E’ come la propria impronta digitale.
Ci sono delle scritture che si assomigliano, ma studi recentissimi dicono che, la nostra grafia è irripetibile.

Grafologia

Le analisi grafologiche sono svolte con particolari computer e si possono trovare delle similitudini familiari o delle similitudini dovute ai molti anni in cui si vive assieme.
Ma ciascuno di noi,  ha il suo particolare segno grafico e la sua peculiarità.

I periti grafologi, utilizzano delle tecniche, ormai ben assimilate dalla scienza e utilizzano le loro conoscenze per moltissimi usi.
Non c’è solo la perizia grafologica ad uso giudiziale, ma c’è la perizia grafologica per le coppie.

C’è la perizia grafologica per capire le attitudini professionali di un ragazzo.

C’è la perizia grafologica applicata ai minori per rilevare se ci siano disgrafie e altri tipi di patologie collegate al segno grafico.
Ormai gli utilizzi della grafologia sono molteplici.

Grafologia: Procurati più di un campione di grafia

Procurati un campione di scrittura, possibilmente in corsivo e su un foglio non rigato. Ci sono delle differenze fondamentali tra la scrittura in corsivo e la scrittura in maiuscolo. La scrittura cambia in base all’umore e in base alla vicende della vita, anche se ci sono dei segni grafici che si ripetono.

Un campione solo di scrittura, alle volte, è inefficace anche nelle grafologie peritali.

Grafologia: Osserva la pressione della penna sul foglio

Una prima osservazione che puoi svolgere, è la pressione della penna sul foglio. Se la pressione è intensa sarà indice di grande volontà e di grande desiderio di realizzarsi. Se invece la pressione sarà leggera e flebile, sarà indice di gentilezza del tratto e grande sensibilità.

Grafologia: Controlla l’inclinazione della scrittura

La scrittura, se osservi bene anche la tua, tende ad andare verso destra o verso sinistra, specialmente quella in corsivo.
Le inclinazioni sono indice di molte cose.

Ecco alcuni segreti. L’inclinazione verso destra è indice di grande sicurezza di se e di grande propensione verso il futuro. Se accade spesso potrebbe essere indice di carattere aggressivo.

La grafia verso sinistra è indice di propensione verso il passato e verso l’interiorità.

Alcuni sostengono che questo tipo di grafia, sia caratteristico di persone che tendono alla solitudine.
La grafia verticale è indice di razionalità e di equilibrio ma poco incline alle emozioni e all’affettività.

Spero che questi piccoli trucchi di grafologia, ti siano stati utili. Mi puoi chiamare per una consulenza gratuita di 30 minuti al 3384090012.

Un Caro saluto

Giovanni Garavello

 

Disgrafia: 2 Trucchi veloci per riconoscerla. Articolo della Dott.ssa Candida Livatino, notissima Grafologa.

  1. Mi capita a volte di sentire alcuni genitori parlare di
    disgrafia a proposito della scrittura del loro bambino o
    di un compagno di classe.
Disgrafia

Disgrafia

Solo in alcuni casi è però corretto usare questo
termine per indicare una scrittura incerta ed
incomprensibile.
E’ giusto quando il bambino non presenta un deficit
neurologico o una carenza intellettiva, ma scrive in
modo incomprensibile o con grande lentezza.
Diverso è il discorso se il bambino ha un deficit
neurologico o intellettivo, che si riflette anche sul suo
modo di scrivere.

La disgrafia, che significa appunto disturbo nella
scrittura, ha alla base disturbi di vario tipo e si
manifesta attraverso una molteplicità di segni .
Ci può essere l’incapacità di riempire il foglio in
maniera armonica, generando così uno scritto confuso
e di conseguenza illeggibile.

Disgrafia

Disgrafia

Ci possono essere disturbi motori , che portano alla
duplicazione di alcune lettere o all’inversione delle
stesse, il che rende problematica la lettura del testo.

Ci possono essere problemi più direttamente attinenti
all’ortografia , che si evidenziano per il fatto che
vengono aggiunte o tolte alcune lettera alle parole.

Gli elementi che consentono di valutare la disgrafia
sono: la velocità nello scrivere, la pressione esercitata
sul foglio che a volte è forte per la forte tensione
emotiva oppure leggera per la scarsa tenuta
psicofisica, gli inceppamenti, i ritocchi e le
irregolarità degli spazi fra una parola e l’altra, non
mantiene il rigo di base: la scrittura a volte sale, altre
volte va verso il basso.

Attenzione infine a non confondere la disgrafia con la
dislessia, che invece si caratterizza per la difficoltà ed
il ritardo nell’acquisire la capacità di leggere e di
comprendere il senso del testo.

La dislessia è quindi esclusivamente un disturbo
nella lettura

Candida Livatino
www.livatinocandida.it

Ringrazio di cuore la dottoressa Livatino per questo ottimo articolo sulla Disgrafia.

Leggo spesso i suoi libri. Li suggerisco vivamente.

Un caro saluto.

Giovanni Garavello

Grafologia: Non ascoltare quello che ti diciamo. Divertiti.

Grafologia. Ho trovato questo articolo sul web. lo trovo dissacrante al punto giusto. Buona lettura.

Non prendere troppo sul serio la grafologia. I grafologi affermano di riuscire a individuare le caratteristiche della personalità attraverso la scrittura. Probabilmente in questo c’è un briciolo di verità – tutti, per esempio, riusciamo a riconoscere una calligrafia dall’aspetto “energico” o “trascurato”. Tuttavia, poiché tali affermazioni non sono accreditate da prove scientifiche, gli scienziati considerano la grafologia una disciplina pseudoscientifica priva di qualsiasi fondamento.

Grafologia

Grafologia

Al massimo questi collegamenti sono semplici ipotesi con numerose eccezioni. Sono divertenti, ma non costituiscono un metodo infallibile da applicare per la selezione del personale in ambito lavorativo, oppure per smascherare i falsi amici nella vita privata.

  • Non fidarti mai di quelli che affermano di riuscire a risalire al profilo psicologico di un soggetto che ha commesso un reato o un adulterio attraverso l’analisi della scrittura. Ciò non è verosimile e le accuse potrebbero ferire le vittime colpevolizzate ingiustamente.

Procurati un campione di scrittura, possibilmente in corsivo e su un foglio non rigato. La scrittura in corsivo è più semplice da analizzare rispetto a quella in stampatello o su un foglio a righe. Sarebbe preferibile che ti procurassi parecchi campioni scritti a qualche ora di distanza l’uno dall’altro. La scrittura cambia in base all’umore e alle circostanze, pertanto la caratteristica di un unico campione potrebbe essere priva di valore.

Osserva la pressione della penna sul foglio. Alcune persone calcano sul foglio, mentre altre usano una pressione prevalentemente più leggera. Puoi capirlo da quanto sono marcate le lettere e dai segni sul retro del foglio. Ecco cosa dicono i grafologi a questo proposito:

  • Una pressione marcata è indice di forte energia emotiva. Lo scrittore potrebbe essere intenso, sensuale o forte.
  • Una pressione media indica una persona relativamente calma ma sicura di sé, che potrebbe possedere una buona dose di sensibilità e capacità mnemonica.
  • Una pressione leggera è un segnale di introversione, oppure indica il bisogno della personalità di evitare il più possibile i contrasti.
Grafologia

Grafologia

Controlla l’inclinazione della scrittura. La scrittura, specialmente in corsivo, tende a pendere verso destra o sinistra. Cerca di analizzarla, prestando particolare attenzione alle lettere in corsivo con l’asola (come la b, la d oppure l’h):

  • L’inclinazione verso destra indica che lo scrittore è desideroso di scrivere, oppure scrive velocemente e con vigore. Se ciò accade spesso, lo scrittore potrebbe essere determinato e sicuro di sé.
  • La pendenza verso sinistra indica mancanza di volontà nello scrivere, oppure rivela una personalità tendente alla chiusura in se stessa. Alcuni sostengono che questa tipologia di scrittori sia maggiormente incline a reprimere le proprie emozioni e a non mostrarsi agli altri, rispetto a quelli che hanno una scrittura con pendenza a destra.
  • La scrittura verticale rivela una personalità equilibrata e razionale.
  • Nota che queste Leggi grafologiche potrebbero non essere applicabili all’analisi della grafia dei mancini.

Spero ti sia piaciutio questo articolo. Nel prossimo farò un’intervista…seria alla più nota grafologa italiana, Candida Livatino.

Come ridere. I miei 3 segreti per ridere di più.

Come ridere. Molti clienti  e molte persone che mi conoscono personalmente mi chiedono come faccio a fare battute e a ridere in questi tempi cosi tosti.

Come ridere

Come ridere

Non è facile essere spesso di buon umore. Alle volte incontriamo delle grandi difficoltà.  Anzi secondo me chi lo è sempre è un pò fuori dalla realtà.

Perchè i problemi ci sono e vanno affrontati seriamente magari con l’aiuto di un sano buon umore.

Come ridere

Come ridere

La scienza, ha ormai scoperto da anni, i benefici del buon umore e della risata, ma nella vita comune è ancora molto difficile incontrare persone di buon umore. Siamo mediamente una società infelice e di cattivo umore.

Questo atteggiamento ci complica da morire le cose. Le difficoltà diventano sempre più grandi, tanto che alle volte piccole difficoltà diventano grandi difficoltà.

La persona tendenzialmente di buon umore e facile alla risata di solito, è una persona soddisfatta profondamente. Ecco perchè, in genere, sono le persone che hanno grande successo con le relazioni e nella professione.

Per carità passiamo tutti dei momenti bui e difficili, ma se abbiamo l’umiltà per parlare con qualche esperto e un pò di sano ottimismo, le difficoltà stesse, diventeranno superabili e accessibili.

A tutti piace stare vicino a persone empatiche e umoriste. Le persone lamentose, di solito catturano l’attenzione, ma poi si rendono antipatiche e inaffidabili.

Ma come possiamo ridere di più ? Certo all’inizio richiede un leggero sforzo, ma aiuta moltissimo.

Come ridere

Come ridere

Parecchi studi hanno dimostrato che le persone ridono più forte, mentre fanno un lavoro o una attività piacevole. Questo perché il corpo risponde in maniera subconscia alla sensazione di benessere e viene indotto a ridere.

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  1. Abituiamoci a sorridere mentre lavoriamo, facciamo sport e anche quando siamo concentrato a leggere un libro. Fai nascere sul tuo viso una bella espressione sorridente.
  2. Mente camminiamo per andare al lavoro o siamo sull’autobus, cerchiamo di ‘costringerci’ a sorridere a ogni sconosciuto che incontri. È un buon allenamento per allentarti a essere sempre pronto per una risata, ed è anche un comportamento cortese.

Circondiamoci di persone che ci fanno ridere. Siete tutti pronti per una divertente serata fra amici, ma alle volte ci sono perone lamentose di natura. Quando siamo vicine a queste il nostro umore cambia e va giù.

Come ridere

Se ti senti giù e hai difficoltà a imparare a ridere, sarà ancora peggio se ti circondi solo di gente negativa che si lamenta.

Come ridere. Invece di socializzare con individui che ti demoralizzano, frequenta chi ti fa ridere.

  • Prendi il controllo della conversazione se devia su argomenti negativi. Quando ti ritrovi in un gruppo di persone che si lamentano, cerca di cambiare argomento. Se tutti cominciano a parlare solo di ciò che a loro non piace, inizia a raccontare ciò che a te invece piace. Le persone tendono a imitare i comportamenti e a seguire l’opinione degli altri, quindi sappi che anche una sola persona può demoralizzare un intero gruppo. Salva la serata e fai degli indovinelli o racconta una storiella.

Guarda programmi divertenti alla TV. Ogni tanto spegniamo quel cavolo di telegiornale e smettiamo di seguire per un pò le notizie negative. Facciamo una pausa dalle nostre abitudini e guardiamo una commedia divertente.

Troviamo qualcosa che ci faccia ridere davvero a crepapelle e passa del tempo a divertirti invece che pensare a un complotto o deprimerti per un documentario.

  • Se le commedie moderne non ti piacciono, guarda qualche vecchio film divertente. Puoi scegliere una parodia di Mel Brooks o le commedie leggere anni ’50. Anche i telefilm anni ’70 possono rivelarsi delle belle sorprese, se non altro per l’abbigliamento e le acconciature buffe.
  • Non importa quanti anni hai: Tom & Jerry sono sempre divertenti. Preparati una ciotola di cereali dolci e ricrea la stessa atmosfera delle mattine domenicali della tua infanzia. ( Come ridere )

Le parole che fanno bene. Intervista all’autore Fulvio Fiori.

Le parole che fanno bene. Sono appassionato di libri di ogni genere, leggo e studio per lavoro. Ogni tanto mi piace chiamare i mie autori preferiti e proporgli un’intervista, stile social.

Son molti anni che leggo di tutto, ma i libri di Fulvio Fiori, solo a vederli, danno gioia al cuore.

Ma chi è Fulvio Fiori ?

Chi sei ?

Le parole che fanno bene

Le parole che fanno bene

Di mestiere faccio l’uomo fortunato e per hobby l’uomo felice. E’ merito di queste “semplici parole”, se ho potuto dedicare la mia vita alle attività che amo: scrivere e praticare Discipline Bio Naturali.

Grazie a loro, sono diventato insegnante di Taichi Chuan, Training Autogeno, Meditazione, Reiki… e ho creato spot pubblicitari, scritto romanzi, racconti, commedie, aFIORIsmi (tutti fortunati)… in più, oggi, sono TERAPEUTA DELLA PAROLA: aiuto le parole a star bene. Frutto (ovviamente fortunato) della sintesi fra le mie due anime: creativa e olistica. Così oggi, giro l’Italia, tenendo corsi, conferenze, sessioni individuali e presentazioni dei miei libri e del metodo di arte terapia che ho avuto il piacere di ideare: Bioscrittura, la scrittura che cura. ( La parole che fanno bene )

Ci racconti la tua storia ?

Insieme alle fiabe della buona notte, mio padre mi legge Dante, Pascoli e Leopardi. Così, a quattro anni, mi addormento con le orecchie colme di “Silvia rimembri ancora quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi”, “Caron dimonio dagli occhi di bragia batte col remo qualunque s’adagia” e “O cavallina cavallina storna che portasti colui che non ritorna”.

Che reputo essere i semi del mio amore per le parole (e anche di qualche notte insonne!). A sei anni voglio fare il medico, per curare mia madre, in modo che non muoia. A otto anni, mi rendo conto che morirà comunque e mi consolo con la chitarra regalata dalla nonna. A sedici anni, sono un prodigioso chitarrista rock, che suona accompagnato da un bel gruppo di amici: gastrite psicosomatica, terrore del futuro e totale ignoranza di cosa voglio fare da grande.

A vent’anni, mi iscrivo a un corso di arti marziali, per rinforzare corpo e spirito. Poiché sono fortunato, divento cintura nera in tempo record, faccio l’agonista a livello nazionale e trovo lavoro in banca, così lascio la casa paterna e guarisco di botto da tutti i miei disturbi psicosomatici.

Tuttavia, qualche anno prima, al liceo, avevo scoperto la maestria di Pirandello, e a teatro l’arte di Giorgio Gaber. Ansioso di emularli, frequento con profitto la Facoltà di Matematica e comincio a scrivere commedie, monologhi, farse, pantomime.

Le parole che fanno bene

Le parole che fanno bene

E studio clown, mimo ed espressione corporea. Poiché sono fortunato, vinco importanti premi di Drammaturgia (ma solo vent’anni dopo!).

Nel frattempo – salutata l’Università di Matematica e incontrata quella di Psicologia – mi innamoro, mi fidanzo, mi lascio; mi fidanzo, mi lascio, mi innamoro; mi lascio, mi innamoro, mi fidanzo… e scrivo accorate lettere alle amate ex. Lettere che non spedisco, ma che leggo spesso fra me e me.

Poi, continuando a studiare psicologia, ma non più all’Università, comincio a scrivere professionalmente e a venticinque anni, divento copywriter pubblicitario: lavoro nelle multinazionali della comunicazione, per i marchi più in vista del mercato (ultimo spot che ho ideato, nel 1998 “Babbo Natale blu, con Renato Pozzetto”).

Attività che mi permetterà di guadagnare il caviale quotidiano per i numerosi tre figli che verranno e la mia numerosa moglie, essendo diventato numeroso io stesso. Nelle pause fra una campagna pubblicitaria e l’altra, vivo in una cascina di campagna e continuo a scrivere per il teatro, ma anche a recitare e a fare regia. ( Le paorle che fanno bene )

 

E pubblico i primi fortunati libri tra cui VIVERE MI PIACE DA MORIRE, in classifica fra i più venduti del 1993; LATTUGA, consigliato dal 2001 al 2004 dal sito del Telefono Azzurro fra i migliori libri per l’infanzia; e IL GIORNO CHE SONO NATO C’ERA SCIOPERO DELLE CICOGNE, Premio Massimo Troisi 2003 per la scrittura comica. Nel frattempo, spinto da inguaribile curiosità verso il mondo del benessere, ho la fortuna di studiare Training Autogeno, Tai Chi Chuan, Meditazione e Reiki. Discipline di cui oggi sono insegnante. Poi, intorno ai cinquant’anni, come un fulmine a ciel sereno… (continua due risposte più avanti)

 

Ci racconti alcune gioie della tua vita ?

Svegliarmi ogni mattina accanto alla donna che amo, sentire di poter morire per i miei figli, STORIE DI ORDINARIA FOLLIA di Buckowsky, MANHATTAN di Woody Allen, THE SOUND OF SILENCE di Simon & Garfunkel, l’odore delle tavole del palcoscenico, la prima copia di ogni mio libro nuovo, SIDDHARTA di Hermann Hesse, IL BARONE RAMPANTE di Italo Calvino, la mia faccia con il naso rosso da clown che si rispecchia nel sorriso dei bambini, il sole che sorge, il sole che tramonta, il rumore dei miei passi e del respiro quando cammino in montagna.

 

Il tuo più grande rimpianto ?

A questa domanda posso rispondere solo: “sono fortunato, non ho alcun rimpianto.” Nella mia vita ho provato grandi dolori, commesso molti errori, ma nel mio lessico, non rientrano espressioni del tipo “Se avessi fatto quello” oppure “Se non avessi fatto quell’altro”. Tutto ciò che ho fatto, va bene, era la miglior cosa che potessi fare in quel momento. E anche se era sbagliata, era giusta, perché è servita a farmi diventare ogni giorno quello che sono stato e che sono oggi. Quindi, grazie, nessun rimpianto. ( Le parole che fanno bene )

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Come mai sei arrivato a scrivere il libro le parole che fanno bene ?

(continua da due risposte precedenti) … Intorno ai cinquant’anni, come un fulmine a ciel sereno, d’improvviso perdo tutto: il fortunato lavoro in pubblicità, la numerosa moglie, la cascina in campagna eredità dei miei genitori e anche i miei figli, che non vogliono più vedermi, parlarmi, incontrarmi.

Tuttavia, nonostante le difficoltà concrete e il forte turbamento emotivo, mi rendo conto in breve tempo, del valore fondamentale di cui racconto in un romanzo che ho scritto, anzi che si è scritto da solo, “per salvarmi la vita”: quando un uomo perde tutto, trova sé stesso.

Infatti, probabilmente grazie alla lunga esperienza nelle Discipline Bio Naturali, all’auto-aiuto che deriva dall’amore per la scrittura e al sostegno di amici fidati, rinasco subito a nuova vita, ogni giorno. Ed è il destino stesso a indicarmi il cammino da intraprendere, infatti, oltre ad aprire corsi fortunati di Tai Chi Chuan, Training Autogeno e Reiki, “mi appare” il metodo Bioscrittura, come sintesi di tutte le mie esperienze, creative e di benessere.

E dopo lunghi anni di sperimentazione, ricerche e messe a punto, ho la fortuna di incontrare la casa editrice TEA, che mi propone di pubblicare un libro: CURARSI CON LA SCRITTURA. A cui è seguito il secondo, LE PAROLE CHE FANNO BENE e presto arriverà il terzo. Sono o non sono un uomo fortunato?

Che cosa trovi di bello nell’aiutare le persone con la scrittura ?

Il bello è che posso aiutare utilizzando lo strumento che amo con tutto me stesso: le parole. E quindi, fatalmente – come accade a scuola quando un professore ama la sua materia e riesce a farla amare agli studenti – insieme alla tecnica, arriva alle persone una potente e coinvolgente energia d’amore, cioè di fiducia, sostegno e coraggio, energie indispensabili per dare il via al processo di mutamento, dunque di guarigione. ( Le parole che fanno bene )

 

Che cosa noti come difficoltà generale ?

In molte donne, trovo smarrimento rispetto all’identità: non sanno chi sono e cosa vogliono. Non sanno neppure identificare una cosa semplice che le fa star bene in questo momento. Alcune non l’hanno mai saputo, altre si perdono dopo un periodo di chiarezza e faticano a trovarsi.

Altre donne portano invece dolorose ferite emotive dal rapporto in famiglia, spesso col padre o con l’attuale compagno, a volte anche fisiche. Uomini alla ricerca di sé stessi purtroppo, se ne vedono ancora pochi.

 

Credi ancora nel potere della scrittura in questo tempo di Faceboccari ?

Sì, secondo me, il potere della scrittura va oltre il tempo, come provano i libri millenari che ancora accompagnano l’umanità lungo il cammino della conoscenza.

Certo, come diceva Umberto Eco “Internet ha aperto la porta a legioni di imbecilli”, tuttavia, ognuno ha diritto di esprimersi, anche se il numero e la scarsa qualità degli scritti creano un forte rumore di fondo.

Ricordiamo però che dal caos nasce l’ordine e ci sono anche molte persone, spesso giovanissime, che scrivono cose interessanti. In ogni caso, il mondo prende sempre e solo quello di cui ha bisogno.

Evidentemente, in questo momento, c’è bisogno di un “gran pentolone di parole e parolai”. Personalmente, amo immaginare un buon ricercatore che legge tutto con calma, senza fretta e in mezzo alla cacca, trova anche il cacao. Infine, come sempre, come nel caso del linguaggio e del gergo giovanile, il tempo deciderà cosa resta e cosa se ne va.

Ci fai un regalo ? Ci regali 2 aforismi dei tuoi ?

Con piacere: poiché credo che la narrazione sia elemento determinante del nostro benessere. Eccone due. Molti altri li puoi trovare qui.  FULVIO FIORI.

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