Archive

Category Archives for "Crescita personale"

Come ridere. I miei 3 segreti per ridere di più.

Come ridere. Molti clienti  e molte persone che mi conoscono personalmente mi chiedono come faccio a fare battute e a ridere in questi tempi cosi tosti.

Come ridere

Come ridere

Non è facile essere spesso di buon umore. Alle volte incontriamo delle grandi difficoltà.  Anzi secondo me chi lo è sempre è un pò fuori dalla realtà.

Perchè i problemi ci sono e vanno affrontati seriamente magari con l’aiuto di un sano buon umore.

Come ridere

Come ridere

La scienza, ha ormai scoperto da anni, i benefici del buon umore e della risata, ma nella vita comune è ancora molto difficile incontrare persone di buon umore. Siamo mediamente una società infelice e di cattivo umore.

Questo atteggiamento ci complica da morire le cose. Le difficoltà diventano sempre più grandi, tanto che alle volte piccole difficoltà diventano grandi difficoltà.

La persona tendenzialmente di buon umore e facile alla risata di solito, è una persona soddisfatta profondamente. Ecco perchè, in genere, sono le persone che hanno grande successo con le relazioni e nella professione.

Per carità passiamo tutti dei momenti bui e difficili, ma se abbiamo l’umiltà per parlare con qualche esperto e un pò di sano ottimismo, le difficoltà stesse, diventeranno superabili e accessibili.

A tutti piace stare vicino a persone empatiche e umoriste. Le persone lamentose, di solito catturano l’attenzione, ma poi si rendono antipatiche e inaffidabili.

Ma come possiamo ridere di più ? Certo all’inizio richiede un leggero sforzo, ma aiuta moltissimo.

Come ridere

Come ridere

Parecchi studi hanno dimostrato che le persone ridono più forte, mentre fanno un lavoro o una attività piacevole. Questo perché il corpo risponde in maniera subconscia alla sensazione di benessere e viene indotto a ridere.

Hidden Content
  1. Abituiamoci a sorridere mentre lavoriamo, facciamo sport e anche quando siamo concentrato a leggere un libro. Fai nascere sul tuo viso una bella espressione sorridente.
  2. Mente camminiamo per andare al lavoro o siamo sull’autobus, cerchiamo di ‘costringerci’ a sorridere a ogni sconosciuto che incontri. È un buon allenamento per allentarti a essere sempre pronto per una risata, ed è anche un comportamento cortese.

Circondiamoci di persone che ci fanno ridere. Siete tutti pronti per una divertente serata fra amici, ma alle volte ci sono perone lamentose di natura. Quando siamo vicine a queste il nostro umore cambia e va giù.

Come ridere

Se ti senti giù e hai difficoltà a imparare a ridere, sarà ancora peggio se ti circondi solo di gente negativa che si lamenta.

Come ridere. Invece di socializzare con individui che ti demoralizzano, frequenta chi ti fa ridere.

  • Prendi il controllo della conversazione se devia su argomenti negativi. Quando ti ritrovi in un gruppo di persone che si lamentano, cerca di cambiare argomento. Se tutti cominciano a parlare solo di ciò che a loro non piace, inizia a raccontare ciò che a te invece piace. Le persone tendono a imitare i comportamenti e a seguire l’opinione degli altri, quindi sappi che anche una sola persona può demoralizzare un intero gruppo. Salva la serata e fai degli indovinelli o racconta una storiella.

Guarda programmi divertenti alla TV. Ogni tanto spegniamo quel cavolo di telegiornale e smettiamo di seguire per un pò le notizie negative. Facciamo una pausa dalle nostre abitudini e guardiamo una commedia divertente.

Troviamo qualcosa che ci faccia ridere davvero a crepapelle e passa del tempo a divertirti invece che pensare a un complotto o deprimerti per un documentario.

  • Se le commedie moderne non ti piacciono, guarda qualche vecchio film divertente. Puoi scegliere una parodia di Mel Brooks o le commedie leggere anni ’50. Anche i telefilm anni ’70 possono rivelarsi delle belle sorprese, se non altro per l’abbigliamento e le acconciature buffe.
  • Non importa quanti anni hai: Tom & Jerry sono sempre divertenti. Preparati una ciotola di cereali dolci e ricrea la stessa atmosfera delle mattine domenicali della tua infanzia. ( Come ridere )

Le parole che fanno bene. Intervista all’autore Fulvio Fiori.

Le parole che fanno bene. Sono appassionato di libri di ogni genere, leggo e studio per lavoro. Ogni tanto mi piace chiamare i mie autori preferiti e proporgli un’intervista, stile social.

Son molti anni che leggo di tutto, ma i libri di Fulvio Fiori, solo a vederli, danno gioia al cuore.

Ma chi è Fulvio Fiori ?

Chi sei ?

Le parole che fanno bene

Le parole che fanno bene

Di mestiere faccio l’uomo fortunato e per hobby l’uomo felice. E’ merito di queste “semplici parole”, se ho potuto dedicare la mia vita alle attività che amo: scrivere e praticare Discipline Bio Naturali.

Grazie a loro, sono diventato insegnante di Taichi Chuan, Training Autogeno, Meditazione, Reiki… e ho creato spot pubblicitari, scritto romanzi, racconti, commedie, aFIORIsmi (tutti fortunati)… in più, oggi, sono TERAPEUTA DELLA PAROLA: aiuto le parole a star bene. Frutto (ovviamente fortunato) della sintesi fra le mie due anime: creativa e olistica. Così oggi, giro l’Italia, tenendo corsi, conferenze, sessioni individuali e presentazioni dei miei libri e del metodo di arte terapia che ho avuto il piacere di ideare: Bioscrittura, la scrittura che cura. ( La parole che fanno bene )

Ci racconti la tua storia ?

Insieme alle fiabe della buona notte, mio padre mi legge Dante, Pascoli e Leopardi. Così, a quattro anni, mi addormento con le orecchie colme di “Silvia rimembri ancora quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi”, “Caron dimonio dagli occhi di bragia batte col remo qualunque s’adagia” e “O cavallina cavallina storna che portasti colui che non ritorna”.

Che reputo essere i semi del mio amore per le parole (e anche di qualche notte insonne!). A sei anni voglio fare il medico, per curare mia madre, in modo che non muoia. A otto anni, mi rendo conto che morirà comunque e mi consolo con la chitarra regalata dalla nonna. A sedici anni, sono un prodigioso chitarrista rock, che suona accompagnato da un bel gruppo di amici: gastrite psicosomatica, terrore del futuro e totale ignoranza di cosa voglio fare da grande.

A vent’anni, mi iscrivo a un corso di arti marziali, per rinforzare corpo e spirito. Poiché sono fortunato, divento cintura nera in tempo record, faccio l’agonista a livello nazionale e trovo lavoro in banca, così lascio la casa paterna e guarisco di botto da tutti i miei disturbi psicosomatici.

Tuttavia, qualche anno prima, al liceo, avevo scoperto la maestria di Pirandello, e a teatro l’arte di Giorgio Gaber. Ansioso di emularli, frequento con profitto la Facoltà di Matematica e comincio a scrivere commedie, monologhi, farse, pantomime.

Le parole che fanno bene

Le parole che fanno bene

E studio clown, mimo ed espressione corporea. Poiché sono fortunato, vinco importanti premi di Drammaturgia (ma solo vent’anni dopo!).

Nel frattempo – salutata l’Università di Matematica e incontrata quella di Psicologia – mi innamoro, mi fidanzo, mi lascio; mi fidanzo, mi lascio, mi innamoro; mi lascio, mi innamoro, mi fidanzo… e scrivo accorate lettere alle amate ex. Lettere che non spedisco, ma che leggo spesso fra me e me.

Poi, continuando a studiare psicologia, ma non più all’Università, comincio a scrivere professionalmente e a venticinque anni, divento copywriter pubblicitario: lavoro nelle multinazionali della comunicazione, per i marchi più in vista del mercato (ultimo spot che ho ideato, nel 1998 “Babbo Natale blu, con Renato Pozzetto”).

Attività che mi permetterà di guadagnare il caviale quotidiano per i numerosi tre figli che verranno e la mia numerosa moglie, essendo diventato numeroso io stesso. Nelle pause fra una campagna pubblicitaria e l’altra, vivo in una cascina di campagna e continuo a scrivere per il teatro, ma anche a recitare e a fare regia. ( Le paorle che fanno bene )

 

E pubblico i primi fortunati libri tra cui VIVERE MI PIACE DA MORIRE, in classifica fra i più venduti del 1993; LATTUGA, consigliato dal 2001 al 2004 dal sito del Telefono Azzurro fra i migliori libri per l’infanzia; e IL GIORNO CHE SONO NATO C’ERA SCIOPERO DELLE CICOGNE, Premio Massimo Troisi 2003 per la scrittura comica. Nel frattempo, spinto da inguaribile curiosità verso il mondo del benessere, ho la fortuna di studiare Training Autogeno, Tai Chi Chuan, Meditazione e Reiki. Discipline di cui oggi sono insegnante. Poi, intorno ai cinquant’anni, come un fulmine a ciel sereno… (continua due risposte più avanti)

 

Ci racconti alcune gioie della tua vita ?

Svegliarmi ogni mattina accanto alla donna che amo, sentire di poter morire per i miei figli, STORIE DI ORDINARIA FOLLIA di Buckowsky, MANHATTAN di Woody Allen, THE SOUND OF SILENCE di Simon & Garfunkel, l’odore delle tavole del palcoscenico, la prima copia di ogni mio libro nuovo, SIDDHARTA di Hermann Hesse, IL BARONE RAMPANTE di Italo Calvino, la mia faccia con il naso rosso da clown che si rispecchia nel sorriso dei bambini, il sole che sorge, il sole che tramonta, il rumore dei miei passi e del respiro quando cammino in montagna.

 

Il tuo più grande rimpianto ?

A questa domanda posso rispondere solo: “sono fortunato, non ho alcun rimpianto.” Nella mia vita ho provato grandi dolori, commesso molti errori, ma nel mio lessico, non rientrano espressioni del tipo “Se avessi fatto quello” oppure “Se non avessi fatto quell’altro”. Tutto ciò che ho fatto, va bene, era la miglior cosa che potessi fare in quel momento. E anche se era sbagliata, era giusta, perché è servita a farmi diventare ogni giorno quello che sono stato e che sono oggi. Quindi, grazie, nessun rimpianto. ( Le parole che fanno bene )

Hidden Content

Come mai sei arrivato a scrivere il libro le parole che fanno bene ?

(continua da due risposte precedenti) … Intorno ai cinquant’anni, come un fulmine a ciel sereno, d’improvviso perdo tutto: il fortunato lavoro in pubblicità, la numerosa moglie, la cascina in campagna eredità dei miei genitori e anche i miei figli, che non vogliono più vedermi, parlarmi, incontrarmi.

Tuttavia, nonostante le difficoltà concrete e il forte turbamento emotivo, mi rendo conto in breve tempo, del valore fondamentale di cui racconto in un romanzo che ho scritto, anzi che si è scritto da solo, “per salvarmi la vita”: quando un uomo perde tutto, trova sé stesso.

Infatti, probabilmente grazie alla lunga esperienza nelle Discipline Bio Naturali, all’auto-aiuto che deriva dall’amore per la scrittura e al sostegno di amici fidati, rinasco subito a nuova vita, ogni giorno. Ed è il destino stesso a indicarmi il cammino da intraprendere, infatti, oltre ad aprire corsi fortunati di Tai Chi Chuan, Training Autogeno e Reiki, “mi appare” il metodo Bioscrittura, come sintesi di tutte le mie esperienze, creative e di benessere.

E dopo lunghi anni di sperimentazione, ricerche e messe a punto, ho la fortuna di incontrare la casa editrice TEA, che mi propone di pubblicare un libro: CURARSI CON LA SCRITTURA. A cui è seguito il secondo, LE PAROLE CHE FANNO BENE e presto arriverà il terzo. Sono o non sono un uomo fortunato?

Che cosa trovi di bello nell’aiutare le persone con la scrittura ?

Il bello è che posso aiutare utilizzando lo strumento che amo con tutto me stesso: le parole. E quindi, fatalmente – come accade a scuola quando un professore ama la sua materia e riesce a farla amare agli studenti – insieme alla tecnica, arriva alle persone una potente e coinvolgente energia d’amore, cioè di fiducia, sostegno e coraggio, energie indispensabili per dare il via al processo di mutamento, dunque di guarigione. ( Le parole che fanno bene )

 

Che cosa noti come difficoltà generale ?

In molte donne, trovo smarrimento rispetto all’identità: non sanno chi sono e cosa vogliono. Non sanno neppure identificare una cosa semplice che le fa star bene in questo momento. Alcune non l’hanno mai saputo, altre si perdono dopo un periodo di chiarezza e faticano a trovarsi.

Altre donne portano invece dolorose ferite emotive dal rapporto in famiglia, spesso col padre o con l’attuale compagno, a volte anche fisiche. Uomini alla ricerca di sé stessi purtroppo, se ne vedono ancora pochi.

 

Credi ancora nel potere della scrittura in questo tempo di Faceboccari ?

Sì, secondo me, il potere della scrittura va oltre il tempo, come provano i libri millenari che ancora accompagnano l’umanità lungo il cammino della conoscenza.

Certo, come diceva Umberto Eco “Internet ha aperto la porta a legioni di imbecilli”, tuttavia, ognuno ha diritto di esprimersi, anche se il numero e la scarsa qualità degli scritti creano un forte rumore di fondo.

Ricordiamo però che dal caos nasce l’ordine e ci sono anche molte persone, spesso giovanissime, che scrivono cose interessanti. In ogni caso, il mondo prende sempre e solo quello di cui ha bisogno.

Evidentemente, in questo momento, c’è bisogno di un “gran pentolone di parole e parolai”. Personalmente, amo immaginare un buon ricercatore che legge tutto con calma, senza fretta e in mezzo alla cacca, trova anche il cacao. Infine, come sempre, come nel caso del linguaggio e del gergo giovanile, il tempo deciderà cosa resta e cosa se ne va.

Ci fai un regalo ? Ci regali 2 aforismi dei tuoi ?

Con piacere: poiché credo che la narrazione sia elemento determinante del nostro benessere. Eccone due. Molti altri li puoi trovare qui.  FULVIO FIORI.

Come gestire la rabbia. 3 potenti segreti da fare subito

Come gestire la rabbia. Alcune volte durante la giornata, capita di arrabbiarsi. Se però ci facciamo dominare dalla rabbia, potremmo mettere a rischio la nostra salute fisica e mentale e i rapporti con le altre persone.

Come gestire la rabbia.  La rabbia è senza dubbio un’emozione psicologica, ma ha anche un impatto fisiologico che provoca reazioni chimiche nel cervello.

Come gestire la rabbia

Quando ci arrabbiamo la tua amigdala, il centro di elaborazione delle emozioni, manda un segnale di aiuto all’ipotalamo, che invia epinefrina nel sistema nervoso autonomo attraverso il sistema nervoso simpatico alle ghiandole adrenali, che iniziano a pompare epinefrina (adrenalina) nel sangue.

L’adrenalina prepara il corpo alle minacce, accelerando il battito cardiaco e migliorando i tuoi sensi.

  • Questa fase chimica, ha una funzione biologica (prepararti allo scontro o alla fuga), ma se hai un problema di rabbia, la soglia che provoca questa risposta fisiologica potrebbe essere troppo bassa (se ad esempio ti arrabbi con un collega che ascolta musica troppo alta).

Come gestire la rabbia.

Accettiamo che la rabbia possa essere un’emozione normale e sana. La rabbia non è sempre negativa; può avere uno scopo sano proteggendoti da abusi o vessazioni continue.

 Se abbiamo l’impressione che qualcuno ti stia nuocendo, probabilmente proveremo rabbia e la rabbia ci spingerà ad affrontare la persona o la situazione.

  • A molte  persone, viene insegnato che non è educato provare o esprimere rabbia. Sopprimere i naturali sentimenti di rabbia può però avere un effetto negativo sulle tue emozioni e sulle relazioni con gli altri.

Come gestire la rabbia. Facciamo dell’attività fisica. Le endorfine generate grazie all’esercizio ci aiuteranno a calmarci, e ci consentirà di far sbollire la rabbia attraverso lo sforzo fisico: per questo l’attività fisica può aiutare a gestire la rabbia a caldo.

Inoltre, seguire un programma di allenamento regolare può aiutarci a controllare meglio le emozioni in generale.Alcune forme di attività fisica che potrebbero piacerti e che aiutano a controllare la rabbia includono:

  • Corsa.
  • Ciclismo.
  • Yoga.
  • Basket.
  • Arti marziali.
  • Nuoto.
  • Danza.
  • Boxe.

Come fare domande aperte e a cosa servono.

Come fare domande aperte. Vorresti fare delle domande, ma sei preoccupato di capire perfettamente la risposta o hai paura di ciò che penseranno se chiedi? Ecco alcuni suggerimenti per porre domande più variegate e rilevanti che aiuteranno non solo te, ma anche gli altri, a comprendere e ad approfondire le informazioni appena spiegate.

Qui trovi anche un link ad un testo molto chiaro di Lucia Giovannini

Come fare domande aperte

Come fare domande aperte

Come fare domande aperte: Devi dare l’idea di essere sicuro di te. Deve sembrare che fossi perfettamente sveglio e totalmente attento: si è trattato solo di un problema di comunicazione.

Come fare domande aperte. Fare domande durante una riunione d’affari. Le domande poste negli incontri d’affari possono differire notevolmente, secondo il tipo di business e il tuo ruolo. Se le sezioni precedenti e seguenti non ti sono d’aiuto, almeno puoi seguire queste idee di base:

  • Poni domande che facciano emergere dei contenuti e risolvano i problemi. Chiedi se la riunione è incentrata o no sull’attività in questione. Cerca di capire come l’argomento di discussione si riferisca ai problemi che l’azienda sta affrontando.
  • Arriva al punto. Non divagare, perché le persone in tal modo perderebbero l’attenzione e rimarrebbero indifferenti.
  • Guarda al futuro. Poni domande su come l’azienda deve adattarsi nell’ottica futura e quali principali ostacoli dovrà superare per riuscire.

Come fare domande aperte: Considera il tuo obiettivo. Devi decidere qual è l’obiettivo a cui miri con la tua domanda. Che cosa otterrai con la risposta, per davvero? Questo ti sarà utile per decidere quali informazioni necessiti dalla persona a cui ti stai rivolgendo. Più specifiche sai su ciò di cui hai bisogno, più intelligenti saranno le tue domande e più brillante sembrerai.

Bene se ti è piaciuto il video e l’articolo ti ringrazio se lo condividi.

Un caro saluto da gio

Gestione del tempo: 3 Semplici passi che dovremmo fare.

Gestione del tempo: Il tempo è una risorsa limitata e non rinnovabile! Se lo perdiamo, non possiamo certo andare al mercato per comprarne un altro po’. Ma possiamo imparare a gestirlo meglio… molto meglio!

Per riuscire a farci stare tutto, senza stressarci. In questo video ti presento presento uno dei miei principi per la gestione del tempo. Questo principio è stato definito come legge di Parkinson e afferma che: Il lavoro si espande fino a riempire tutto il tempo disponibile.

E questo cosa significa? Vuol dire che se, per esempio, ci diamo due settimane per concludere un progetto [ammesso e non concesso che questo sia un tempo realistico per la conclusione dell’attivitá in questione!] presumibilmente ci metteremo due settimane per terminarlo. ( Gestione del tempo )

Gestione del tempo

Gestione del tempo

Ma, se ci dessimo una settimana per finire lo stesso progetto, probabilmente impiegheremo solo una settimana per concluderlo. Ti starai forse chiedendo… …ma quindi basta darsi un arco temporale più breve per applicare la legge di Parkinson? Non proprio.

C’é un dettaglio molto importante a cui prestare attenzione. Per applicare questo principio di gestione del tempo in modo efficace, dobbiamo scegliere un arco temporale realistico e credimi, questo non è così scontato!

Infatti, quante volte promettiamo di concludere un’attivitá in una settimana, quando invece sappiamo bene che con tutte le cose che abbiamo da fare non ce la faremo mai? ( Gestione del tempo )

Ti suona familiare? Ma non ti preoccupare, esiste un modo per evitare che questa situazione paradossale si verifichi e consiste in due semplici passi: Passo 1: applicare la legge di Parkinson, ovvero accorciare l’arco temporale che abbiamo deciso di dedicare ad una certa attività [per esempio, da due settimane ad una]

Passo 2: a partire dal risultato del passo 1, aggiungere un cuscinetto di tempo di 50% in più [in questo caso, circa 3 giorni] che ci consenta comunque di tener conto della pressione esterna che a volte ci porta a sopravvalutare la nostra capacitá di esecuzione.

E ora tocca a te! Pensa ad un progetto che devi completare, pensa all’arco temporale che ti sei dato fino ad ora, prova a dimezzare il tempo di realizzazione e aggiungi al risultato che hai ottenuto il 50% di cuscinetto di tempo in più! E una volta applicata questa strategia, condividi qui sotto… Qual è il risultato che hai ottenuto? ( Gestione del tempo )